Un amico

In una piccola casa di campagna, un po’ isolata rispetto alle altre del villaggio, viveva una famiglia composta da quattro persone. Madre, padre e i due figli, gemelli, un maschio e una femmina. Ogni mattina entrambi i bambini venivano portati in macchina fino alla cittadina più vicina per frequentare la scuola. Andavano d’accordo fra di loro ma i loro caratteri erano diversi e crescendo li portarono a prendere strade diverse. La bambina era socievole e spigliata, amava giocare e veniva spesso ripresa dalle maestre per il suo comportamento troppo vivace. Il bambino invece era molto silenzioso, prediligeva la compagnia dei suoi libri e si rifugiava nella minuscola biblioteca della scuola ogni volta che poteva. Le maestre erano preoccupate per il gemello che non sembrava avere interesse nel socializzare.
Durante una delle pause pranzo scolastiche, il bambino si era ritirato nella biblioteca, come suo solito. In realtà aveva già letto tutti i libriccini che quello spazio conteneva e si portava dietro i propri. Ma quello era l’unico posto dove a quell’ora non andava nessuno. E se prima c’era sempre l’insegnante a riacciuffarlo, dopo qualche tempo la donna aveva capito che non sarebbe servito a nulla portarlo nel cortile con i suoi coetanei, perché il bambino rimaneva in disparte a giocare con i fili d’erba. Quel giorno però non era solo e se ne accorse per via di strani movimenti e ombre che intravedeva dietro una delle librerie, che erano staccate dal muro per evitare l’umidità. Il bambino, seppur un po’ timoroso, avanzò verso quella e affacciatosi vide davanti a lui un gatto, dai grandi occhi gialli e luminosi e il manto maculato e lucente. Le orecchie della creatura si drizzarono in quell’istante, anch’esse grandi e belle, e gli occhi si fissarono in quelli scuri del bambino. Dopo quello scambio che durò pochi secondi, il micio balzò fuori dalla libreria e il bimbo fece qualche passo indietro. Il gatto però non sembrava minaccioso e dopo un momento di riflessione andò a sedersi sulla sedia accanto alla finestra, quella dove stava sempre il bambino. Non gli pareva il caso di disturbare il gatto, quindi il piccolo trascinò un’altra sedia, gli si sedette di fronte e riprese a leggere.
Da allora quella diventò una strana abitudine. Il bambino non si chiese mai di chi fosse il gatto, né fece parola con nessuno di quella prima amicizia. Apprezzava la compagnia silenziosa dell’animale e anche il gatto pareva essersi affezionato, tanto che dopo qualche incontro iniziò a farsi carezzare e ogni tanto si metteva a dormire sulle sue ginocchia. Quando per pranzo avevano del pesce, il bambino riusciva di nascosto a metterne via un po’ per il gatto. Ne metteva qualche pezzetto dentro a un tovagliolo e dopo aver finito di mangiare correva in biblioteca. «Guarda cos’ho per te» erano le parole che usava prima di poggiare il tovagliolo per terra e lasciare che il gatto mangiasse. E ogni giorno, prima di salire nella macchina di sua madre, guardava verso la finestra della biblioteca.
Una sera i suoi genitori, dopo aver parlato con la maestra, fecero un discorso ai bambini su come ci si doveva comportare a scuola. Ma spesero più parole per il bambino, dichiarandosi preoccupati del fatto che non avesse nessun amico. Il piccolo avrebbe voluto dire che un amico lo aveva ma sentì di dover tacere e assunse semplicemente un’aria contrariata. Allora la madre propose che la sorella lo coinvolgesse durante i momenti di svago con gli altri bambini.
Seguirono giorni malinconici per il bambino. Non voleva andare contro i propri genitori quindi provò a seguire la sorella nei giochi, ma si chiese se il gatto non si sentisse solo in biblioteca, ora che lui non c’era più. Così, dopo una settimana, il bambino fece ritorno nel suo luogo prediletto e si mise subito a cercare e chiamare il micio. Non sapeva il suo nome quindi diceva semplicemente «Gatto? Dove sei?». L’animale comparve e andò a strusciarsi sulle sue gambe e fare le fusa. I due si abbracciarono come poteva fare una normale coppia di amici e ripresero il rituale di stare insieme a leggere. In quei giorni il bambino iniziò anche a parlare con il suo amico. Non che gli potesse rispondere ma sembrava in grado di ascoltarlo. Gli disse il suo nome, dicendo anche che gli dispiaceva non poter sapere quello del gatto, e ogni tanto gli parlava della sua famiglia e delle cose che faceva a scuola.
Un giorno però il gatto sparì. Il bambino lo cercò in biblioteca e intorno alla scuola per tutta la pausa pranzo ma non lo trovò. Così fece i giorni successivi, preso dall’angoscia che potesse essergli successo qualcosa. Non leggeva né giocava con la sorella, passava quel tempo a cercare il suo unico amico. Era molto triste per quella perdita ma non ne parlava con nessuno, quindi nessuno poteva consolarlo. Alla fine perse le speranze e smise anche di andare in biblioteca, rimanendo in mensa fino alla fine dell’ora, a volte leggendo lì, altre pensando.
Un pomeriggio, quando la scuola era già finita, il bambino era seduto sui gradini dell’ingresso ad aspettare che la madre lo venisse a prendere. Accanto a lui c’era anche la sorella, che però era impegnata a disegnare e giocare con un’altra bambina, anche lei in attesa dei genitori. Il bambino stava leggendo ma quando alzò lo sguardo, quasi per caso, verso la strada, ecco che li in mezzo scorse il suo caro amico che non si era fatto vedere per tutto quel tempo. Il gatto era seduto dritto e lo fissava con i suoi begli occhi gialli, muoveva la coda lucente e gonfia in modo calmo e il movimento poteva essere preso per un saluto. Il bambino sgranò gli occhi e lì per lì credette fosse un sogno. Poi, preso dalla gioia, abbandonò libro e zaino e iniziò a correre verso il gatto che non si mosse di lì. La sorella e l’amica si voltarono verso di lui, prima rimasero perplesse, poi spaventate gridarono.
«Attento!» la sorella corse verso il bambino ma non fece in tempo ad avvisarlo che questi venne preso in pieno da una macchina.
Il bambino alzò il viso da terra e rivolse lo sguardo davanti a sé. Non sentiva più il suo corpo e capì che non c’era più niente da fare. Davanti a sé c’era il suo amico che dopo avergli fatto un cenno col capo si immerse nel corpo del bambino, quasi fosse privo di sostanza, come un spirito. Il bambino allora comprese la natura del suo amico e prima di sparire chiese al gatto di prendersi cura della sua famiglia e non dare loro dispiaceri. Il suo corpo, ormai del gatto, gli sorrise benevolo e capì che avrebbe mantenuto la promessa.

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