Caro diario

Caro diario è da una vita che non scrivo. Non mi è mai piaciuta l’idea di raccontare le mie noiose giornate di scuola. Infatti oggi voglio ricordare tre sogni che ho fatto.
Due notti fa mi sono ritrovata nel corpo del gatto di mia cugina. Attraverso quegli occhi era tutto diverso. Tutto era strano, troppo interessante per non toccarlo, graffiarlo, morderlo. C’era una forza che mi spingeva a giocare con qualunque cosa si muovesse. Come se fossi tornata nelle strade dove mi avevano trovata. Ogni scarpa, ogni laccio, ogni filo, diventava la mia preda. Ogni luogo alto era la fortezza dalla quale esaminare il mio territorio e quegli strani esseri che mi danno da mangiare. Quegli scherzi di natura, troppo intelligenti per essere truffati ma troppo pieni di sé per ricordarsi della mia presenza quando lasciano le finestre aperte. Quando c’è anche solo uno spiraglio aperto non resisto e fuggo. Rispondo a quella spinta primordiale che mi forza a correre lontano, a avere rapporti con altri gatti, a saltare e a respirare l’aria fresca della notte. Quando questi esseri mi prendono, mi accarezzano, mi baciano cerco di resistere con tutte le mie forze. Scappo, mordo e graffio. Perché dovrei lasciare che qualcun’altro abbia il controllo sul mio corpo? Poi mi sfogo distruggendo i fiori del balcone. Con violenza li strattono, li assaggio, sperimento con i miei sensi e mi diverto.
Poi mi sono svegliata. La notte dopo ho fatto un sogno ancora più strano. Incapace di muovermi potevo rimanere solo immobile in posizione eretta. Ero un fiore. C’era calma quel giorno. Mi rilassavo sotto i raggi del sole. C’era pace. Non potevo provare noia, ero una pianta. Ma il mio essere così, bè, suscitava in me una sensazione di serenità. Una serenità inumana. Aliena a chiunque possa articolare parole o muovere il suo corpo per natura. La natura mi ha creata in pace, con me stessa e il mio essere. Ma poi ho sentito dolore, sono stata colpita con violenza e le mie piccole radici sono state esposte alla luce del sole, scoperte dal soffice suolo.
Così mi sono svegliata di soprassalto al suono della sveglia.
L’ultimo sogno che ti voglio raccontare non è nulla di speciale. Ero io. Nel mio sogno ero me stessa. A casa di mia zia però ho evitato di disturbare il gatto. E ho chiuso le ante del balcone per impedire che i fiori venissero distrutti. Poi mi sono svegliata, stavolta tranquilla. È a quel punto che ho pensato a quante differenze ci sono fra gli esseri che popolano questa terra. Siamo così diversi eppure riusciamo a convivere, non è forse spettacolare? Beh… forse no. Non è che gli uomini si comportino bene nei confronti della natura e degli animali. Dovremmo essere più gentili, in fondo non siamo gli unici che hanno il diritto di vivere.

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