La mia forma

Quando ero piccolo, durante la ricreazione, guardavo al di là della rete che circondava il nostro grande giardino e ammiravo la libertà degli adulti. Ma non la potevo comprendere.
Le insegnanti, i genitori o gli amici dei genitori, erano tutti ottimi esempi, perché semplicemente avevano troppi anni in più di me sulle spalle.
C’erano i compiti, nient’altro. Erano sempre presenti, come se trovando la mente libera si appropriassero di tutto lo spazio a disposizione. Questo sì che era un problema. Nell’adulto questo pensiero era piccolo e sfuggente, ma per te, per il tuo mondo, esisteva poco altro.
E tutto ciò accade ancora, magari più spesso, o forse lo noto con più consapevolezza.
Anche chi stimo non ha sempre accesso a tutte le dimensioni che un problema può assumere a seconda di chi gli si presenta davanti.
Non è sufficiente saperlo “misurare”, bisogna essere capaci di metterlo in prospettiva: se pronuncio una certa parola con una persona, lei avrà una reazione, la sua reazione. Le parole, o i gesti, a volte cadono, corrono, urlano, e a volte spiano timidamente il nostro “interno”.
In certi momenti scopriamo che per qualcuno quella parola non è capace di generare reazioni, o disorienta qualcun altro, lo fa arrabbiare, scoraggiare, ridere o piangere. È così che quella parola sfoggia la propria forza, assume forme sempre nuove. Questa per me è la sfida: capire la forma.

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