Pioggia amica

“Oddio”! Sobbalzai come se una folata di vento antartico improvvisamente si fosse impossessata del mio corpo, della mia anima, di tutto me stesso.
Sentii il cuore in gola, era la fine ne ero certo.
Il tempo mi era sfuggito di mano, credevo di averlo sotto controllo e invece era lui che si era fatto silenzioso e a me è parso non esistesse più. Di colpo ecco quel cielo grigiastro, sembrava quasi mi guardasse arrabbiato, credevo però mi avrebbe aspettato.
Solo adesso mi rendo conto di quanto è egoista l’essere umano, pensavo veramente che il tempo meteorologico si sarebbe adattato alle mie esigenze, l’avevo scambiato per mia madre probabilmente.
Io ero ancora in maniche corte. Nel momento in cui decisi di fare una passeggiata
non mi pareva che sarebbe potuto esplodere un temporale, il cielo era limpido, solo
qualche nuvola ribelle offuscava la bellezza sublime di una giornata di giugno.
Chissà perché, pigro com’ero, mi era venuta voglia di uscire, di visitare quella natura splendida che ho qui, vicino a casa: sentieri stretti, alberi, prati pieni di fiori…
E io nemmeno me ne accorgo, della fortuna che ho…
Quel giorno però mi venne voglia di assaporare la bellezza della campagna.
Avevo appena finito di leggere un libro, UNO NESSUNO E CENTOMILA. Perché non esistono più libri così? Perché tutti scrivono storie amorose smielate? O storie horror inquietanti, surreali? Oppure vicende storiche? Ma nessuno che analizza più l’animo umano, che si concentra sulla sua interiorità.
Pensando a tutto questo mi sconvolgo.
Poi però penso che sia la mia ignoranza, magari il nuovo Pirandello esiste già e io neanche lo conosco. D’altronde lo ammetto: non sono un lettore assiduo, quell’odore di carta stampata mi fa venire il mal di testa, e i miei occhi si stancano facilmente. E poi da buon egoista preferisco scrivere e parlare di me piuttosto che porre attenzione su racconti altrui, non mi vergogno a dirlo.
Quel giorno il libro lo avevo appena concluso e come faccio sempre, mi immedesimo nel personaggio principale. Approfittai quindi di quella passeggiata per ascoltare la parte più profonda di me. Proprio come al protagonista, anche a me era già venuto il dubbio che quello che io ero per me stesso non lo ero per gli altri. Il fatto che un noto autore ci avesse poi scritto un libro, su questa teoria, confermava la mia tesi.
Anzi a me vengono dubbi ulteriori: il colore della larga, meravigliosa felpa che indosso, che ai miei occhi corrisponde a un nero intenso, assume davvero la stessa sfumatura cromatica agli occhi della mia più cara amica? E a quelli di mio padre? Di mia madre? Di mio fratello?
Si potrebbe andare avanti all’infinito con le domande: perché sono nato proprio nel 2000? Sono i sogni la realtà e quella che noi crediamo realtà è solo un’illusione?
Il giorno che avrò le risposte a tutte queste e a molte altre domande che la mia mente curiosa non smette di fare, potrò morire serenamente.
Mentre la mia concentrazione era rivolta a capire l’immagine mentale che quella persona o quell’altra potevano avere di me e la stanchezza della lunga camminata esitava a farsi sentire, avevo completamente perso la cognizione del tempo. Non solo, la mia mente era talmente persa in domande esistenziali che non mi ero accorto di quello che stava per accadere e di soprassalto ne presi coscienza poco dopo.
Un tuono all’improvviso…
Nuvole grigio-nere…
Lampi e fulmini che sembrava volessero dare un pò di colore a quell’atmosfera cupa…
Successe tutto così in fretta e così iniziai ad avere paura, ero solo e indifeso e con una paura assurda dei fulmini. Avrebbero potuto colpirmi e mandarmi all’altro mondo. Pochi giorni prima avevo letto di un atleta morto colpito da un fulmine e io sapevo di essere sfortunato, quindi
la consideravo una certezza, la mia morte imminente.
Certo però non ero pronto: da vigliacco sarei stato disposto a fare un patto col diavolo pur di non morire, lo giuro.
Ecco le prime goccioline di pioggia, erano fresche, mi bagnarono il viso,i vestiti,le scarpe.
E poi d’un tratto altri lampi…altri fulmini…altri tuoni rimbombanti…
In meno di dieci minuti quella che sembrava una pioggerellina invernale si trasformò in un violento temporale estivo e io lì in prima fila ad osservare lo spettacolo della natura.
Da un lato la mia paura per i fulmini non era certo andata via, dall’altro ero attratto dalla
bellezza della situazione, il profumo della pioggia era meraviglioso, il silenzio della vita umana contrapposto al suono della natura mi sembrava sublime.
Non c’erano automobili, non c’erano altre persone, eravamo solo io e la natura…
Lentamente giungevo verso la via di casa, non c’era ombra di essere vivente, solo io e le cicale.
La tranquillità in me ormai era più forte del terrore, avevo imparato a conoscere il mio nemico e mi era diventato amico…
Dopo non molto quello che sembrava il diluvio universale si trasformò in una pioggerellina e poco dopo, del temporale rimase traccia solo nelle pozzanghere per terra e nei miei vestiti inzuppati. Anche i lampi, i fulmini e i tuoni se ne erano andati.
Rientrai in casa e c’era solo il mio gatto ad aspettarmi. Mi feci la doccia, mi asciugai per bene, mi cambiai e mi misi ad ascoltare i Pink Floyd sul divano.
Osservai la finestra ed era tornato il sole, tracce di nuvole grigie erano ancora presenti ma se ne sarebbero andate di lì a poco, che bella esperienza che avevo vissuto pensai tra me e me..

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