Fantasie proibite – 2

Giacomo imparò velocemente il lavoro, sia la parte pratica della caffetteria che le informazioni da dare su dolci e paste. Dolf ne rimase piacevolmente sorpreso e anche Samuel, che non aveva speso troppo tempo ad insegnargli ma aveva già un degno sostituto di Lisa. Era chiaro che il lavoro gli piaceva, era molto curioso nella preparazione dei dolci e faceva molte domande a Dolf, sempre felice di rispondere: amava parlare del suo lavoro e chiamare le cose col loro nome, in tedesco, mentre spiegava. In quei momenti Samuel ascoltava, fissava le labbra di Giacomo, lo sguardo che rivolgeva a Dolf e come si muovevano le sue mani, che diventavano una fissazione sempre maggiore.
«Tu cucini?» gli chiese una volta Samuel.
«Sì, mi rilassa e mi aiuta a fare una pausa dallo studio.»
«Sarei curioso di assaggiare la tua cucina.» se ne uscì Samuel, in maniera talmente spontanea che quando si rese conto di ciò che aveva detto era troppo tardi.
Ma la reazione di Giacomo fu positiva, anche se all’inizio rise.
«Non è nulla di che ma un giorno possiamo cenare insieme, così mi dirai la tua opinione.»
Samuel non si aspettava nulla del genere. Loro due andavano d’accordo, lavoravano bene insieme e riuscivano a parlare nelle pause dal lavoro. Ma non si aspettava che Giacomo avrebbe accettato tanto volentieri di vederlo fuori da quell’ambiente.
«Va bene.» acconsentì.
Giacomo gli sorrise. Erano vicini a mezzogiorno e il ritmo del lavoro era sceso. E mentre Samuel continuava a servire i clienti, l’altro stava dietro di lui, di spalle verso la sala, a tagliare la frutta per un dolce che avevano commissionato. Tra un cliente e l’altro i due chiacchieravano e ad un tratto Giacomo soffiò una mezza imprecazione e si voltò subito verso il lavandino.
«Che hai fatto?»
«Nulla, mi è sfuggito il coltello.» disse e subito gli occhi di Samuel si posarono sulle sue dita, dove vide un piccolo taglio che buttava sangue. Un fremito gli attraversò il corpo. La visione di quella mano bellissima, decorata da quella goccia di sangue, lo scosse. Giacomo la gettò subito sotto l’acqua e poi prese un cerotto dal cassetto sottostante. Ma non era importante che il taglio fosse minuscolo e fosse praticamente sparito, quella visione si impresse nella mente di Samuel vividamente. Lo accompagnò per il resto della giornata, anche quando il ragazzo se ne andò non riuscì a smettere di pensarci.
Quella sera stessa, Samuel salvò il numero di Giacomo trovato nella chat di gruppo che avevano per il lavoro. Dopo qualche minuto, in cui pensò per bene se scrivere e a cosa scrivere, mandò un brevissimo messaggio: “Sono Samuel. Se sei libero puoi venire da me questo sabato dopo il lavoro.”. La risposta dell’altro fu veloce e positiva.
Sabato arrivò in fretta, tanto che Samuel ebbe l’impressione di aver saltato a piè pari gli altri giorni. Quella mattina, mentre si legava i capelli lunghi e chiari e li raccoglieva in una crocchia un po’ scomposta, si era guardato allo specchio e si era visto diverso. Si chiese quanto tempo era passato dall’ultima volta che si era davvero guardato e si domandò come lo vedesse Giacomo.
Quel giorno il turno di entrambi era lo stesso: dalla mattina alle nove fino alle sedici del pomeriggio. Ma quel giorno le loro strade non si sarebbero divise dopo quell’ora e questo metteva molta agitazione a Samuel. Giacomo era tranquillo e per questo fece in modo di non darlo a vedere. Parlò normalmente e lavorò bene, solo ogni tanto lo sguardo gli cadeva sul piccolo cerotto che copriva il minuscolo taglio, la cosina che lo aveva tanto eccitato.
La giornata lavorativa se ne andò senza intoppi e rientrarono a casa di Samuel per le quattro e mezza. Solitamente Samuel andava a piedi, la prendeva come scusa per fare quattro passi, ma non voleva imporre la sua abitudine a Giacomo e optò per prendere l’autobus. Non era solito prendere il mezzo e passò il tragitto a guardare fuori in attesa di capire quando avrebbe potuto suonare per la fermata.
«Con cosa vieni a lavoro?»
«A piedi.»
«A piedi? Deve piacerti camminare.»
Entrati nel piccolo appartamento, Samuel si tolse la giacca e lanciò la borsa sulla poltrona alla destra della porta d’ingresso.
«Appoggia dove vuoi.» gli disse e Giacomo ubbidì e una volta messe le sue cose vicine a quelle di Samuel, prese a guardarsi intorno incuriosito. Lo spazio era piccolo ma ben gestito, con dettagli che attirarono la sua attenzione. Sopra il letto c’era una bacheca di sughero piena di foto, immagini e post-it. Sul letto c’era un curioso peluche, un ranocchio blu che trasmetteva nostalgia. Lì vicino c’era una piccola libreria. Lo spazio limitato era pieno di libri ammassati e incastrati, e quelli che non avevano trovato spazio erano stati messi sopra il mobile. Giacomo scorse qualche titolo e si accorse che richiamavano tutti lo stesso genere e che Samuel sembrava avere una vera predilezione per l’horror.
«Vuoi bere qualcosa?» chiese Samuel mentre stava già tirando fuori del vino e versava un sacchetto di patatine in una ciotola.
L’altro distolse lo sguardo dai libri e annuì. Passarono il pomeriggio così, a fare discorsi all’inizio simili a quelli che facevano al lavoro, poi sempre più interessanti e intimi. Giacomo non si fece problemi a parlare delle sue relazioni passate, sembrava anzi avesse il bisogno di farlo. Vomitò fiumi di racconti su tante persone diverse. Aveva avuto davvero molte relazioni, tutte brevi e una dopo l’altra. Ora era in un periodo di pausa riflessiva, così l’aveva definita. Era quasi un anno che non si vedeva con nessuno e questo gli aveva fatto capire meglio i problemi delle storie passate. Non si dilungò troppo su questo punto e concluse il discorso affermando che era il turno di Samuel di vuotare il sacco.
«Non ho granché da raccontare, non ho avuto relazioni, solo incontri.» disse e si alzò per stappare una seconda bottiglia di vino. Le gote di entrambi erano diventate rosate e le patatine erano state divorate.
«Ti facevo tipo da storia lunga e seria.» ammise Giacomo mentre porgeva il bicchiere.
Samuel ridacchiò.
«Non è una scelta non averne, non è mai capitato.» disse e si mise a riflettere su quelle parole per un secondo. Non era mai capitato, vero, ma non l’aveva neanche mai cercata negli ultimi anni. Dopotutto una relazione si basa sulla sincerità. E lui non era riuscito mai ad essere sincero.
«Ma la vorresti?» insistette l’altro e Samuel fece spallucce.
«Perché no?»
L’ora di cena era vicina, il chiacchierare aveva fatto trascorrere il tempo piacevolmente e in fretta. Giacomo si alzò e disse che avrebbe tenuto fede alla promessa di fargli assaggiare la sua cucina. Samuel gli mostrò dove stavano le cose, poi si sedette nuovamente sulla sedia e lo lasciò con un «Fai tu!» pieno di fiducia. Quel momento era un’occasione per guardarlo muoversi e per vedere le sue mani prendere le verdure e tagliarle in maniera veloce e precisa. Normalmente non sarebbe rimasto a fissarlo in maniera così palese, ma l’alcol gli aveva tolto questa preoccupazione e i suoi occhi non si staccarono un momento da lui. Mentre usava il coltello gli tornò in mente l’immagine del piccolo taglio di qualche giorno prima e non riuscì a fare a meno di pensare che avrebbe voluto che quell’incidente si ripetesse. Si sentì orribile a quel pensiero e innervosito da se stesso si alzò e versò un’altro sacchetto di patatine nella ciotola.
«Non rovinarti l’appetito.» lo ammonì Giacomo.
Samuel ridacchiò.
«Non preoccuparti, mangerò tutto quello che preparerai.»
Lo fece davvero. Ma a parte il mantenere la parola, doveva ammettere che era davvero tutto buono e che non gli sarebbe dispiaciuto avere Giacomo lì tutte le sere a preparargli la cena. Quella sera faceva pensieri molto egoisti.
«Ho visto che leggi solo horror.» se ne uscì d’un tratto Giacomo.
«Non solo ma è quello che preferisco.»
«Non hai mai paura di non addormentarti?»
A Samuel uscì un sorriso.
«Li uso per dormire meglio.» disse, anche se dormire non sarebbe stata la parola più adatta da usare in quei momenti. Quel verbo saltò all’orecchio di Giacomo.
«Li usi?»
«Sì, rileggo spesso delle parti di ognuno di quei libri che vedi. Non li leggo realmente, ormai li conosco.»
«E qual è il tuo preferito?»
«Non so se si può parlare di preferito ma vado sul classico e Dracula è sempre in cima.» disse, senza guardarlo, un po’ con la paura di risultare scontato.
«Mi cogli impreparato, io non l’ho mai letto. So la trama solo per la sua fama.» fece e poi posò il volto fra le mani e lo guardò fisso. «Quindi ti piacciono i vampiri.»
Era una frase normale che a Samuel risuonò più come un essere stato scoperto. Se l’alcol non avesse già fatto il suo lavoro sarebbe probabilmente arrossito.
«Beccato.» scherzò.
«E vuoi essere morso?» Samuel lo guardò lì per lì con un sorriso divertito, convinto che l’altro stesse semplicemente giocando. Ma i suoi occhi erano sempre fissi nei suoi e sembravano molto seri. Guardò la terza bottiglia di vino aperta e si chiese se non avessero esagerato col bere. «Dai, dimmelo.»
«Sì.» soffio Samuel con una voce sottile e vide l’altro sollevarsi da tavola e avvicinarglisi. Il cuore iniziò a battergli fortissimo nel petto, le labbra si seccarono. Erano vicini ma seguì tanto attentamente i movimenti di Giacomo che gli sembrò ci mettesse una vita ad arrivargli di fronte. Le sue mani calde, quelle belle mani, gli si poggiarono sul volto e bastò a farlo fremere. Le labbra di Giacomo sfiorarono le sue in un piccolo bacio, poi scesero fino al collo. Sentì la bocca del ragazzo aprirsi e i denti posarsi sulla sua carne.
«Gnam!» esclamò l’altro e si staccò ridendo e tornando a guardarlo in viso.
Tutta l’eccitazione e l’emozione svanirono. E per quanto non avesse rivelato nulla delle sue fantasie si sentì ferito. Stirò le labbra in un sorriso piatto che dovette apparire più come una smorfia. L’altro gli rubò un altro bacio a stampo ma quell’evidente interesse non fece effetto sul corpo di Samuel come c’era riuscita quella messa in scena.
Il resto della serata fu piacevole, come tutte le altre serate passate in compagnia di tutte le persone che aveva incontrato. Ma nel buio, mentre il corpo nudo di Giacomo dormiva accanto al suo, Samuel era sveglio e guardava fisso di fronte a sé, una mano stretta in petto e la mente ripercorreva il ricordo di quello scherzo e lo trasformava in tutt’altro. Anche quella volta si sarebbe fatto bastare la sua fantasia.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.