Vita a ostacoli

Odio di me parecchie cose, non sono mai soddisfatto, per ogni azione che compio mi vengono sempre dei dubbi: sarà giusta o meno? Certe volte mi sento nel torto, un fallito nei casi più estremi e tutto questo nell’infanzia non mi succedeva…
Oddio non era un periodo felice nemmeno quello: le sgridate a scuola e gli insulti a casa coronavano fin da subito il dolore terreno che sono tenuto a patire.
Da bambino però gli amici li avevo: giocavamo a calcio, ci incontravamo al parco, il nostro divertimento non aveva secondi fini. A casa guardavamo i cartoni animati e lo sport.
Già allora noi ragazzi seguivamo il calcio, cioè in realtà molti miei coetanei lo seguivano, io fingevo di essere un appassionato ma prima dei quindici anni partite di calcio intere i miei occhi non ne hanno viste, a parte ovviamente, adesso che ci penso, quel famoso nove luglio 2006, ecco sì, in quella serata per la prima volta i miei occhi cominciarono a brillare. In realtà io non ne riuscivo a percepire l’importanza ma lo sguardo splendente dei miei genitori, di mio fratello, dei miei zii, dei miei cugini e l’unione gioiosa di un intero popolo mi rallegrarono enormemente, era come se l’energia positiva di felicità degli altri fosse stata trasmessa anche a me. Fu una notte serena, mi addormentai pensando al calore che un intero popolo poteva manifestare nei confronti dei propri eroi, allora mi decisi: da grande avrei voluto diventare un calciatore della nazionale italiana e vincere anch’io un mondiale.
Con l’adolescenza qualcosa invece mutò, persi tutti gli amici precedenti, altra scuola altre conoscenze. Ma non c’era più la voglia di divertirsi come prima, ora il divertimento ai miei occhi risultava più inquietante, vedevo tredicenni comportarsi da adulti, il fumo, l’alcool, la droga, ormai gli argomenti di conversazione erano inusuali e mi facevano sentire in imbarazzo.
Uno dei difetti più frustranti che ho è l’essere un debole, un vigliacco, uno che si adatta per non essere giudicato. Gli altri fiutano il carattere altrui e se notano segni di fragilità ti criticano o ti manipolano. Con me alcuni fanno in un modo, altri nell’altro.
Tra le tematiche che sembrano essere intrinseche alle mura delle scuole medie ci sono la bellezza femminile e maschile, l’anatomia femminile e il rapporto sessuale. Improvvisamente il registro linguistico di tutti i ragazzi di undici anni si arricchisce di termini misteriosi, di difficile comprensione, negli spogliatoi si iniziano a confrontare i propri organi genitali (non io, io ho sempre mantenuto un po’ di pudore), prese in giro sul fisico fioccano come fossero dei semplici saluti e l’organo genitale femminile diventa l’oggetto più desiderato dalla componente maschile. Le ragazze sembrano invece più mature ma pure in loro le curiosità si manifestano eccome. Così si iniziano a notare i primi ragazzini carini, ci si inizia a innamorare del bel ragazzo che si intravede nei corridoi o addirittura con cui si parla in classe e si inizia a prestare cura al proprio aspetto fisico, ingegnandosi per risultare più attraenti.
Inutile negare che giunsero anche in me le prime curiosità e pulsioni sessuali, ogni parola nuova che i miei amici nominavano la andavo a cercare su internet (il mio primo cellulare l’ho avuto già a undici anni) e progressivamente anche io iniziavo a diventare un conoscitore di quel mondo così distante dalla visione spensierata fanciullesca.
Tutto ciò però portò in breve tempo a non farmi sentire in pace con me stesso. Da una parte questi nuovi discorsi che sentivo mi provocavano ribrezzo, dall’altra ne ero attratto e così raggiunsi una fase critica della mia vita, conobbi la masturbazione e associata alla masturbazione la pornografia, mi isolai dai miei coetanei.
La pornografia è una dipendenza, non faccio sconti nei giudizi, per me è dannosa. Ha un fine preciso: produrre eccitazione sessuale e condurti al raggiungimento dell’ orgasmo nel più breve tempo possibile. Questo porta a una sensazione di godimento, ma nello stesso tempo di insoddisfazione, perché l’eccitazione psicologica rimane attivata ma quella fisica viene meno e nel momento stesso in cui quest’ultima ritorna, la prima ci conduce nuovamente a quei video pornografici, che diventano in breve tempo la fuga dalle paure, dall’ansia, dalla rabbia, dalla frustrazione. Questa dipendenza orienta il soggetto all’isolamento dagli altri, alla dispersione delle proprie energie in quest’attività poco utile e alla manifestazione di sensi di colpa, vergogna, inutilità, fallimento.
Mi piacerebbe che tutto ciò fosse solo frutto della mia fantasia diabolica ma è la mia esperienza personale: dai tredici ai diciotto anni la mia ragione di vita era la masturbazione. E la masturbazione era legata alla pornografia, alle chat di revenge porn. Uscivo raramente di casa e il mio primo pensiero una volta tornato era sdraiarmi sul letto e consolare il mio corpo dalle frustrazioni della giornata.
Ora sono completamente libero da questa dipendenza, mi sono fatto aiutare, bisogna sempre ricordarsi che in caso di difficoltà il silenzio non è mai l’arma migliore. La depressione è scomparsa e la pornografia mi sono dimenticato cosa sia. Ho iniziato a uscire, a frequentare nuove persone, a condividere i miei interessi con gli altri e non è un caso che io abbia trovato l’amore. La sensazione di unire il mio corpo con quello del mio amore è universalmente, eternamente unica e se mai leggerai questo racconto ti ringrazio di cuore per tutti i momenti che abbiamo passato accanto nel percorso ad ostacoli della nostra vita, mi manchi tanto…

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