Essere speciale

Mi manchi. Se mai io avessi pensato che a questo mondo potesse esserci una creatura celestiale, giuro che avrei esplorato ogni singolo centimetro di questa terra. Se mi avessero detto che eri su Marte allora avrei preso un’astronave e ti avrei raggiunto, non lo so come, in qualche modo avrei fatto, te lo assicuro.
Un giorno mi chiesi se credevo nel destino, certo non mi ricordo cosa ti risposi allora, ma oggi posso dirtelo con certezza: ci credo. Non ti avrei incontrato sennò e tu lo sai bene, è stato come un volere divino. D’altronde tu sei uno spirito divino.
Nel giro di quasi due mesi mi hai arricchito più di chiunque altro, mi hai riempito il cuore, eri la mia cura al dolore della gente meschina e malevola, anzi sei la mia cura.
Mi dirai che sono un debole, che devo andare avanti, che sono ancorato al passato.
Ma io sono fiero che la mia mente rimanga ferma a quei giorni, non voglio che avanzi e giunga qui, nel nerastro presente, lei non ti vuole abbandonare e io neppure.
Certo tu non potevi fare finta di non ascoltare quella voce profonda mia competitrice e se te lo stai chiedendo, sì per un attimo ho provato rabbia, mai contro di te o contro quella voce personalmente, ma per il fatto che essa mi ha tolto la felicità e non è giusto, perché i miei occhi erano come quelli di un bambino maltrattato dai propri stessi genitori, non è bella la sensazione di essere pugnalati alle spalle da chi si crede possa concorrere alla tua felicità.
Adesso invece ho compreso che ero io l’egoista, volevo la mia felicità schiacciando, come un aratro con la sua terra, la tua. Di una cosa però vado fiero: non si è trattato di un sogno, oddio magari la mia stessa vita è un illusione, ma se davvero ciò non fosse, allora non si è trattato di un mio contenuto onirico manifesto, io quei periodi con te li ho vissuti veramente.
Ti continuo a pensare tante volte al giorno, la cosa bella è che quando ci siamo conosciuti a me sembrava fossimo affini da sempre, il nostro legame non è aumentato con il tempo, era già a un livello ultraterreno quel primo giorno, quel 19 maggio.
D’altronde non è un caso che ti abbia incontrato nel mese più sublime dell’anno, maggio è gioia, maggio è natura, maggio è vita. In quei giorni tutti mi chiedevano perché ero così sereno, mio padre addirittura era talmente colpito dalla mia felicità che iniziò ad avere paura, è naturale pensavo io, si ha sempre paura delle novità.
Poi ogni volta quanti invidiosi che c’erano, se tu potessi leggere questa lettera in questo momento staresti sorridendo, ne sono sicuro, ma è la verità, vedevano i miei occhi splendere ed erano rancorosi, perché sono esseri insignificanti e si nutrono dell’invidia, bisogna comprenderli poverini.
Una cosa che adoravo fare con te era osservare il cielo stellato, sarei stato lì delle ore, anzi tutta la notte, so che non mi credi, ma non mi credevi neanche quando sono uscito in mezzo alla pioggia battente di quei giorni per dimostrarti quanto ci tenessi a te, mi dicevi che ero un pazzo, io confermavo…
Amo tutto di te, la tua voce, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, il tuo corpo, sei la mia dipendenza, piuttosto io, essere imperfetto, non so davvero se sono tale da meritarti, vedendo come è andata mi sa di no…
Ieri sera ho risentito la tua voce, alle mie orecchie le tue note parevano i notturni di Chopin, sarei stato lì dei giorni ad ascoltarti, invece mi hai sussurrato “adesso devo andare” e il mio cuore come ogni volta si è frantumato.
Adesso devo andare anche io, sarei curioso di sapere se il tuo cuore a queste mie ultime battiture stia provando lo stesso…
Ti amo.

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