Nelle stazioni

Mi interrompe. Il capotreno mentre ti penso. Biglietto, grazie, prego. ANZOLA EMILIA. Ci venivamo a giocare, c’era un bel palazzetto e loro erano una bella squadra. Spesso abbiamo perso, ma non sempre. A giocare a basket, non ti ho mai portato. Ora è lo sport più pericoloso, quello dove ci si può contagiare più facilmente. SAMOGGIA. Sei faccia a faccia con l’avversario. Come quando ci si ama, ci si respira addosso, il cuore batte più forte per pompare il sangue dal centro alla periferia, per continuare a vivere ogni secondo, perché ogni secondo, quando si decide la partita, conta. I corpi sbattono per conquistare l’oggetto del desiderio. Ora tutto questo è un pericolo. Un pericolo il campo, un pericolo il nostro letto. Pare che convenga azzerare il desiderio per cause di forza maggiore, magari puoi scriverlo sull’autocertificazione. Un letargo emozionale. CASTELFRANCO EMILIA. Sono sicuro che in questi mesi c’è chi ha smesso di amare per cause di forza maggiore. Io mi sto dirigendo verso il tuo corpo. Nella mia vita ho spesso avuto paura di un sacco di cose e oggi respirarsi addosso è la cosa più pericolosa che possiamo fare. Bisogna avere una certa cura nello scegliere le persone di cui ricevere il fiato, nello scegliere i propri pericoli. La pianura si stende piatta e uguale. MODENA. Piatta e uguale come il letargo del desiderio. Ma anche qui, fuori dal finestrino, due ragazzi si abbracciano. Stanno attaccati per minuti interi, si danno due carezze sul viso, quando ripartiamo sono ancora lì. Hanno scelto la persona a cui respirare addosso. L’hanno scelta qui, dove stanno il piatto e l’uguale. Anche qui il letargo si può interrompere, la nebbia diradare, anche qui qualcosa può saltare, il meccanismo incepparsi. Anche qui, nella catena degli eventi irrimediabili c’è l’anello che non tiene. Anche qui, piccoli buchi neri curvano lo spazio-tempo e le nostre masse collassano in un bacio, i nostri corpi si attraversano, entrano l’uno nell’altro e scopro che la tua pelle è una carta geografica che so leggere solo io. RUBIERA. Quanto manca ancora al tuo corpo? Distese di campi e magazzini industriali. Qui, sotto terra, ho seminato i baci non dati. Se il vento li ha dissotterrati, da qualcuno saranno volati. Se qualcosa è cresciuto, qualcuno raccoglierà. Chissà se anche l’amore ha i suoi braccianti. REGGIO EMILIA. Ti basteranno quei baci seminati lì sotto? O non saranno abbastanza per costruire un ponte da qua a là? Per fortuna qualcuno ha costruito questa ferrovia. Una volta serviva a spostare le merci e i corpi. Ma i corpi erano forza lavoro. Ora i corpi hanno il desiderio dentro. E anche prima, mi sa. Il treno dei desideri stava solo nelle canzoni. Poi, quando tutto è diventato più vicino e il mondo più piccolo, allora noi, spinti da una forza centrifuga, abbiamo iniziato ad allontanarci, perché amarsi da vicino era troppo poco e il desiderio vuole la distanza. SANT’ILARIO. Si chiamava così il paese dove Bocca di Rosa lo faceva per passione. Dicono che alla stazione ci fossero tutti, dal commissario al sacrestano, che alla stazione ci fossero tutti, con gli occhi rossi e il cappello in mano, per salutare chi senza pretese portò l’amore nel paese. Dicono questo. Ma ora al binario vedo solo tre persone: un ragazzo di origine africana con la bici e due donne con un cappotto nero girate di spalle. Forse siamo arrivati tardi. “Scusi, se n’è già partita la primavera?”.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.