Il foglio bianco

Non è facile iniziare a scrivere, trovare un momento di pace per poggiare la punta della penna sul foglio e lasciarsi andare. Lasciare che i pensieri guidino la tua mano per esprimere ciò che si nasconde nei meandri della tua mente, nel tuo piccolo paradiso immaginario. La tua isola di salvezza costruita mattone dopo mattone, pugno dopo pugno di terra con le esperienze quotidiane della tua vita. Quando finalmente riesci a rallentare, dimenticando impegni e preoccupazioni, ti ritrovi davanti ad un foglio bianco. Cosa scrivere? Il foglio è candido, l’unico sfregio è proprio quel punto quasi impercettibile dove hai poggiato la punta della penna intrisa di inchiostro nero nell’angolo più alto e più remoto del foglio per scrivere… il niente. Niente, nulla, il vuoto. Il candore si trasforma nella rappresentazione della sterilità che risiede ora nella tua mente. E la tua immaginazione ti porta a scuola, con il foglio davanti, incapace di scrivere una riga, lo sguardo deluso della tua professoressa che peggiora ad ogni ticchettio dell’orologio. Un’infinita agonia. E anche adesso fissare il foglio ti evoca…il niente. “Non può essere vero, finalmente ti sei liberata dai tuoi impegni, sei sfuggita dalla morsa della realtà che ti circonda e non sei nemmeno capace di scrivere una riga di parole? Ah! È il foglio, quello stramaledetto foglio, troppo bianco, troppo perfetto! Non ne uscirai pulito da questa battaglia! Ora te lo faccio vedere io stupido foglio chi comanda! Ti strappo, ti disintegro, ti brucio, ti buco, ti spezzetto, ti tagliuzzo… ah! Anzi ti coloro! Ti faccio diventare tutto nero!” E alla fine…

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