Punto dritto, punto rovescio.

È iniziato tutto due settimane fa. Ero a casa ed esausta per la monotonia delle mie giornate ho deciso di recuperare i ferri e gli uncinetti nascosti nella borsa della mia bisnonna. Sono corsa su in casa di mia nonna per trovare quella borsa. “Nonna! Mi serve una mano. Hai ancora la sacca della tua mamma con i ferri e gli uncinetti?”“ Vàd te cùs cumlein stà volta. L’è dènter int l’armeri.” “Quello fuori?” “Se, se in quel lè.” Allora tutta di corsa vado in terrazza, (sì, mia nonna ha due ante di armadio sul balcone, non chiedetemi il perché), apro le ante e la trovo. Tanto bella come nei miei ricordi d’infanzia. Dentro ci sono ancora quei gomitoli che da bambina srotolavo di nascosto e riarrotolavo con altri colori senza dare un senso al tutto. “Vòt fer la scielpa?” “Dai nonna non scherzare, voglio vedere se mi ricordo. Te usi qualcosa o posso prendere tutto?” “Me? Me a vagh a far al tagliadèl.” “Ah! Va bene allora ci vediamo a merenda.” Così, contenta della mia nuova conquista inizio a sferruzzare, dritto, dritto, dritto, ma come si fa il rovescio? E poi, il punto di dritto non dovrebbe venire spigolato? Mamma mia che casino, cioè in pratica io faccio il punto di dritto ma il disegno mi viene di rovescio. Chiamo la nonna. “Nonna.” “Cos’é che t’va sta volta?” “Ma il punto di dritto deve venire a ondine o a freccette? “A frecce.” “Mi viene a ondine…” Silenzio al telefono. “L’è impusèbel.” “Nonna, cioè dai, non sono molto pratica ma a distinguere il dritto e il rovescio con i ferri ci riesco!” “Set cose fèt? Vieni su tra un’ora.” “Va bene nonna, un bacio.” Tu tu tu. Questa donna al telefono non saluta mai. Passata un’ora torno su dalla nonna. Stavolta apro io con le chiavi. “Tè né brisa bona it’zuner?” “Hai scoperto il mistero?” domando vedendola sferruzzare con due ferri cortissimi che chissà dove ha trovato! “Me se. Te tà gnè brisa fat bèn.” “Ma come? Nonna il punto di dritto è quello, prendi, incroci dietro, passi il filo e scavalli.” “Fam mò vadder.” Le mostro le mie doti di sferruzzatrice e lei rimane confusa. “L’é qual lè.” “Eh, lo so, ma viene a ondine.. Sai cosa facciamo? Facciamo che per adesso non ci pensiamo più, tanto la sciarpina viene lo stesso.” “Eh, ci sono le sfrappole.” “Non dire altro.” Ed è così che un pomeriggio intero a capire se il dritto è in realtà il rovescio e il rovescio è in realtà il dritto si è concluso come sempre, con una nonna che ti sfama.

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