Il vuoto

Ho imparato a comprendere che cos’è il vuoto, che cosa significa quando diventa parte di te, o diventa te. Quando ti passa attraverso e cambia la tua visione. Quel vuoto che accoglie anche il più piccolo avvenimento e lo rende grande, anche se forse non lo vorresti. È vuoto, e per riempirsi potrebbe avere bisogno di tempo, tempo che può permetterci di esplorarlo. Potrebbe anche essere occupato da qualcosa che non è destinato a sparire, e se è solo di passaggio potrebbe lasciare segni nella nostra stanza, quei segni che si vedono solo da certe angolazioni, anche nell’oscurità che il vuoto crea. Gli eventi che osservi dalle finestre del vuoto appaiono diversi, rigidi e a volte incredibilmente spessi. Quando capita di sentire qualche voce, potresti non apprezzare che il silenzio venga spezzato. Il vuoto è freddo e spoglio, il silenzio ti fa percepire anche l’aria mossa dal tuo corpo, non ti fa conoscere il calore e non senti nessun odore, è nero, a destra, a sinistra, in alto e in basso, nero. La fine non si vede, oppure è lì vicina, infatti mentre cammini non sai se il terreno si dissolverà sotto di te. Non sai se il nero prenderà forme diverse mentre avanzi, o se prima o poi urterai qualcosa, ma sai che puoi muoverti, esplorarlo e vedere cosa succede, non è detto che tutte quelle pareti nere siano contro di noi, per dargli un nuovo colore bisogna imparare a colorare, e prima di tutto devi poterle toccare.

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