Consigli di scrittura in forma di lettera

Abbiamo estrapolato alcuni consigli che ci siamo scambiati nelle lettere personali e che, tolti i nomi e i riferimenti a testi precisi, possono forse essere utili a tutte e tutti.

Hai una buona adesione ai temi di cui vuoi parlare, nel senso che riesci a seguire benissimo il filo dei tuoi pensieri, questo è ottimo perché ti permette di concentrarti senza problemi sulla forma, cioè il consiglio che ti do, vista la tua sicurezza in fatto di temi, è quello di rallentare ancora nell’atto di scrivere, di aspettare con pazienza che arrivino le parole, e di scegliere, rileggendo, o anche in fase di scrittura stessa, cioè proprio mentre scrivi, quali parole vuoi usare, e perché proprio questa parola e non quella, quale ti sembra più pertinente, più naturale, più vicina alla verità di quello che vuoi dire, più vicina alla tua voce ecc.

C’è una lingua che si avvicina a una voce, questo è molto buono. Puoi ancora di più diventare voce, fluire, togliere ancora certe asperità, cioè certe espressioni magari troppo formali o letterarie. Te ne segnalo alcune…

Secondo me potresti sentirti ancora più libero in questa scrittura di ‘associazioni libere’. (…) Cioè se rallenti ancora il ritmo di scrittura, mettendoti con calma di fronte al foglio, senza fretta, senza ansia di fare, secondo me di queste ‘scritture automatiche’ come dicevano i surrealisti, di questi ‘lapsus’ divertenti, di queste associazioni strane, te ne potrebbero venire molte. Naturalmente non è facile poi riprendere il filo. Anche qui: calma. So che dopo che ci è uscita una cosa divertente, quando scriviamo, rischiamo un po’ di farci belli e di essere soddisfatti, invece no, naturalmente bisognerebbe avere una misura, ma credo tu ce l’abbia, quindi mi sentirei di dirti: rallenta ancora, stai in quel luogo tra pensiero e scrittura, in quel tempo in cui il pensiero si forma e vuole tradursi in parola, stai lì, stai lì, senza pensare troppo ad altro.

La proposta che ti faccio è di stare di più in quel passaggio tra pensiero e scrittura. Mi sembra che ora questo tempo, tra pensiero che emerge e scrittura che si fa, sia brevissimo, immediato direi. E quindi si tratti di una trascrizione piuttosto lineare. Il gioco che propongo è invece quello di rompere questa linearità, attingere a un serbatoio interno diverso, o allo stesso serbatoio ma a un’altra profondità. Per farlo bisogna rallentare ancora.
Naturalmente si è detto: scrivi tutto quel che emerge. Ma poi però anche: leggi, rileggi, correggi. E ancora: trova una voce, la tua voce. La sfida, il piacere, è quello di essere sorpresi, a un certo punto, da qualcosa di nuovo, da noi stessi che pensiamo, diciamo, qualcosa di nuovo. Naturalmente è nuovo solo perché non abbiamo mai dato la possibilità a quel qualcosa di emergere, ma era già là, dentro di noi. Ecco, la sfida è questa: toglierci dagli automatismi, da quello che siamo o pensiamo di essere, dalla fedeltà all’immagine di sé, dall’autofiction. So che non è facile. Va contro la proposta di storytelling, l’idea che ci si debba confezionare, per vendersi.
La mia proposta è quella di considerarci strumenti, più che soggetti, strumenti di ascolto, principalmente, cioè essere tutt’orecchi, come si dice. In silenzio, con una biro e un foglio, il telefono staccato, e magari non scrivere proprio niente, per una, due, cento volte, ma mettersi in quell’atteggiamento, per una, due, cento volte, di preparazione a qualcosa che arriva, e magari non arriva mai, ma alla fine quella preparazione ci ha cambiato.

Queste scritture devono essere, per voi, dei momenti di pausa, di pace, dalla vita che fate, non un altro compito, un altro peso, un altro dovere. Devono farvi bene. Questo è importante. E vi ho proposto questo: state lì, in quel tempo tra il pensiero che vi viene e la biro che prova a trascriverlo. Non abbiate fretta. Cullatevi in questo frattempo. Godetevi questo frattempo.

Chiedo di mettervi in una situazione che vi sorprenda, cioè chiedo di abbandonare per un po’ le vostre certezze e di stare un momento nel silenzio, nel vuoto, nell’ascolto, e di vedere che cosa succede. So che è una richiesta difficile ma per me è molto importante. Non a caso, stiamo cominciando con richieste che non riguardano un particolare contenuto o tema, ma piuttosto il ‘modo’ di mettersi in ascolto, parlando di qualsiasi tema. So bene che per chi ha molto da dire, come temi, non è facile mettersi in questo ascolto e si vorrebbe subito dire qualcosa di sensato (e tu sei capace di produrre certamente scritti molto sensati) ma proprio per questo, stare al livello dell’ascolto, dell’attesa, del pensiero, per un po’, ancora per un po’, è ancora più importante. Quindi ti propongo: stai in quel silenzio, in quell’ascolto, prova a rallentare, ad andare frase per frase, passo passo, dal pensiero alla scrittura, lentamente, e vedi cosa viene fuori. Rallenta radicalmente.

Grazie per il tuo scritto. Hai un’ottima fluidità di scrittura, davvero tutto scorre a meraviglia.
Ma il mio compito è quello di farvi sorprendere, di farvi trovare qualcosa di nuovo, di togliervi da certi automatismi, dato che la vostra età permette elasticità fantastiche ed è il regalo più bello, credo, che possiate farvi, quello di usare queste possibilità per fare qualcosa di piccolo ma nuovo, preciso e attento, come può essere un’esperienza di presa di coscienza espressiva.

Allora, il flusso lo possiedi, hai una voce, hai una musica, un ritmo. In prima scrittura, cioè scrivendo di getto, vai benissimo, anche qui, brava, continua così! C’è un ritmo bellissimo nella tua scrittura. Forse potresti, rileggendo, verificare meglio questa ‘cantabilità’. Cioè, sai bene, perché l’hai scritto tu, che il tuo testo è come una canzone in prosa, con le sue rime interne, e questo è splendido! Potresti però, questo è il consiglio, rileggendoti, togliere qualcosa, qualche rima, magari precisare meglio qualcosa che funzionerebbe cantato ma che potrebbe essere più preciso, se scritto. Sono piccole cose, ma importanti. Come se ci fossero due fasi: quella della prima stesura, la scrittura di getto, che devi mantenere così, libera, fluida, con la musica dentro, il ritmo folle, bellissimo. E poi la rilettura, che verifica la prima stesura, che ne precisa certi concetti, che approfondisce, o taglia certi rami che magari sono solo musicali ma sono in più…Questo è il lavoro che ti consiglio: di pulizia nella seconda stesura, di messa in crisi della cantabilità, che è meravigliosa ma non ti deve troppo cullare, deve essere sempre anche una fonte di verità, in un’unione di forma e contenuto che quando funziona si sente e si vede (e tu sai farla funzionare spesso ma, come dico sempre, non fermiamoci sugli allori: se sappiamo fare bene qualcosa stiamo attenti, drizziamo le orecchie, non fidiamoci, perché in un attimo il nostro talento naturale può trasformarsi in uno stile, e in quel momento la verità ci sfugge!)

Hai una scrittura piana, lenta, riflessiva, ti prendi il tuo tempo per trovare le parole e questo è ottimo. Quindi brava. Potresti, forse, come gioco, proprio perché sei molto solida nei pensieri, potresti provare a tradurli, i tuoi pensieri, in una lingua più libera, meno controllata. Forse questo metterebbe in crisi il piano razionale, ragionevole, consequenziale, comprensibile, della tua prosa, ma chissà, magari c’è una parte di te che vuole usare, anche, certe volte, parole più immediate…Prendila come sfida, come gioco, nello spirito di sperimentare che è quello di questo laboratorio! Cioé, prova a osservare come si forma il pensiero, prova a vedere se per caso c’è, qualche volta, una ‘prima versione’ della frase, del pensiero, che scarti, che non ascolti, a cui non dai spazio, e prova a chiederti perché, magari perché non è una frase bella? O pertinente? O precisa abbastanza? Boh! O magari non ti piace per altri motivi, o magari invece la prima frase che ti viene è proprio quella che scrivi! Non lo so, ma mi piacerebbe vedere come scriveresti in modo meno controllato, più immediato, ascoltando una parte di te più immediata, più sotterranea, magari esce qualcosa che ti sorprende! Potresti giocare anche con la terza persona: il soggetto è una lei, o un lui, o un cane, o un sasso…È un gioco molto ultile, e divertente! Prova.

Brava. Stai capendo la direzione. Mi sembra di sentire che pensi e scrivi, che stai attenta al pensiero che si fa frase. C’è una voce. Che può essere ancora di più una voce, la tua voce, ancora più immediata, ancora più colloquiale, musicale, quasi dialettale, forse, chissà.
Quindi: c’è una prima stesura che è buona e che potrebbe anche essere più musicale, nella prima poesia che hai mandato c’era una buona capacità di essere ritmica e musicale: pensa che in realtà questa musicalità la puoi trovare benissimo anche nella prosa! Non è detto che la poesia sia musica e che la prosa sia una cosa un po’ noiosa come un tema scolastico, puoi sentirti altrettanto libera! Prova a pensare di scrivere in prosa come se scrivessi in versi. Che succede?

Credo che, proprio per questa tua capacità naturale di dare lente pennellate a tutto quadro, potresti dirigere la tua attenzione alle pieghe più strane, più eccentriche, del panorama (psicologico e fisico) che descrivi con sicurezza (e questo è un dono che hai senza dubbio). Cioè un po’ increspare, sia come significato che come ritmo, questa scrittura piana, che si svolge con lentezza, e che è una bella tua caratteristica naturale. Per esempio: i personaggi possono essere sfaccettati, il personaggio di F. lo costruisci così, con qualche sfaccettatura e contraddizione, nei suoi gesti, nei suoi comportamenti, e questo lo rende misterioso e interessante. Il personaggio di G. è al limite, tra un mito costruito esclusivamente da A. e qualcosa invece di reale, e qui forse potresti scegliere: se è un mito allora faccelo vedere interamente attraverso gli occhi di A., facci capire che non esiste, come tale, ma è una proiezione di A., che ci vuole vedere assolutamente qualcosa ma quel qualcosa forse non c’è e magari vai nei particolari (per ora sei rimasta aerea e invece magari qualche sua parola, di G., qualche sguardo, qualcosa di quei ‘discorsi interessanti’ vorremmo sentirlo anche noi e magari ascoltarlo, un dialogo immaginario tra loro due), se invece è reale, facci anche qui vedere qualcosa di più e di più misterioso. Così anche A. I colori e i caratteri del suo mondo solitario potrebbero essere ancora più trasfigurati dalla fantasia della tua penna.
Cioè potresti davvero sentirti più libera e abbandonare un po’ quel realismo nel quale sei davvero brava (capacità descrittiva dell’esistente) e provare a immedesimarti in TUTTI i personaggi, e provare a vedere come si pensa dal punto di vista di G, da quello di F, da quello di A, ma anche qualche personaggio secondario, che potrebbe sorprenderti! Cioè il consiglio è di andare sotto, in verticale, scavando, dato che in orizzontale, nella vastità degli spazi, sei già bravissima a andare!

È una bella sfida quella di a) ricreare un parlato ma b) non accontentarsi di questo, di un ritratto puramente sociologico e fare emergere l’umanità, la verità del personaggio. Direi che ci sei riuscito, mi ricorda la convinzione di un uomo maturo, vecchio e ideologico, che vede la propria etica in esercizio anche quando non c’è, con la dolcezza però anche di un umano che ha pietas…
Siamo al limite e tu lo manovri bene, questo rischio di autoinganno, questa rimozione, questa autoassoluzione, ma anche però questa giusta rivendicazione di libertà, che però, per una persona semplice, rischia ormai troppo spesso di avere i caratteri dello squallore, nel senso che, come sappiamo, il momento attuale abbassa di continuo gli standard di vita dei meno potenti, in ogni campo…
Per il resto, sull’approccio al contenuto, mi sembra appunto una bella sfida, questo discrimine tra oggettivazione (la terza persona, il personaggio altro ecc.) e soggettivazione (non devo essere superiore al mio personaggio, potrei essere io, ecc.)

Negli altri racconti c’era un pudore che proteggeva una verità, come se i temi fossero così tanto ‘tuoi’ che avevi bisogno di un filtro, di una distanza, di una cautela, di un pudore appunto. La cosa rendeva la scrittura molto densa, quasi fosse un giallo, quello che leggevamo, perché si intuiva un segreto, che forse ci avresti svelato o forse no, ma insomma: eri lì, trai personaggi che descrivevi, eri al loro livello, li conoscevi bene e ne parlavi con precisione e perciò ci tenevi avvinti, anche parlando di niente, o di poco, ma in maniera molto densa.
In questo caso invece è come se tu avessi lavorato, mi pare, a partire da una distanza, da una presa di posizione, come se ci fosse, a monte, una volontà di dire una cosa e di descrivere una cosa in un modo preciso, a partire da una tua sensazione. Questo rende il testo più letterale. (…) Ok. Però ti chiedo, visto che davvero tu un talento per la scrittura ce l’hai: come sarebbe se tu fossi allo stesso livello dei personaggi che descrivi?…Cioè: che sfumature, che mistero puoi trovare? So che è più difficile, ma come potresti fare? Da che punto di vista, al fine della scrittura, e della comprensione di qualcosa di profondo, è più utile mettersi, o più interessante mettersi?
Se ti immagini coinvolta, dentro la situazione che hai descritto, come si comporterebbe un personaggio come il tuo (quindi: non la tua persona reale ma il tuo personaggio-narratore che è sempre un mix tra quello che siamo veramente e un’invenzione letteraria), magari anche non vista, magari in disparte, magari come una parte dei pensieri di un personaggio, chi lo sa…
Una mia insegnante di recitazione mi consigliava sempre: ‘non essere mai superiore al personaggio che stai interpretando’…Credo volesse dire di non giudicarlo, perché altrimenti lo avrei indebolito, non sarei stato credibile fino in fondo…
Ora, è assolutamente pertinente e credibile il set che hai scelto, i personaggi che hai scelto e la storia che racconti (mi sto dilungando su queste riflessioni proprio per la tua straordinaria coscienza dei mezzi) ma è come se, appunto, venisse fuori (…) una descrizione diciamo più ‘sociologica’ che invece uno scavo, un mistero, un qualcosa che, in questo panorama, lo illumini attraverso uno sguardo, una luce, una scintilla che ci faccia anche, non dico capire, ma forse intuire qualcosa su quel che sta dietro questa scena…
Quindi, siccome è un laboratorio ti propongo questo. (…) Prova a lasciarti andare ad ascoltare quello che c’è nel mistero, nel silenzio, forse i pensieri dei personaggi, le motivazioni, le intenzioni, le insicurezze e le sicurezze, il background, gli oggetti, le case…Potresti anche, per esempio, scrivere la stessa scena dal punto di vista di più personaggi. Oppure proprio prenderla da tutt’altra parte, chissà.

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